• Carla Rebora
  • 21 maggio 2017

DEMO-CRACY o DEMO-CRAZY? ovvero i diritti della follia o la follia della democrazia?

Questa riflessione, insieme gioco di parole, racchiude l’idea narratrice dell’intero lavoro, un puzzle i cui singoli pezzi contribuiscono ora ad una visione unitaria del soggetto, ora lanciano singoli messaggi, quasi spot pubblicitari, perfettamente integrati nella nostra quotidianità. L’opera ha per filo conduttore parti dell’ ”Elogio alla pazzia” di Erasmo da Rotterdam, nuovamente tradotte, rielaborate e rimontate ai fini di quest’opera di teatro musicale da camera per attrice, soprano ed ensemble, video ed elettronica. Il testo di Erasmo sviluppa una satira aspra e pungente contro gli usi monastici e feudali, contro il sapere rozzo, l’ignoranza e le superstizioni, che ancora perfettamente si adatta alla realtà contemporanea. Ed ancora una volta la Pazzia, in prima persona e con scanzonata disinvoltura, si occupa d’ogni aspetto della vita sociale, tessendo le lodi della politica e della globalizzazione, della società civile, delle guerre dimenticate, delle violenze ma anche dei creduloni che credono ai maghi della televisione, ai reality show, alla realizzazione della vita diventando una velina. Una pazzia, in fondo, anche la matrice del progetto: tre compositrici pensano e scrivono a sei mani, con pretese per giunta di unitarietà e bellezza. Ma in fondo le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia. La forma del lavoro è modulare il cui continuum lineare è interrotto da un momento di frattura e sospensione nella forma del ritornello, durante il quale una domanda senza risposta si ripete mai uguale a se stessa, ma sempre perfettamente riconoscibile dal punto di vista narrativo. Niente delle miserie umane sfugge alla Follia, creando situazioni al limite del tragicomico, se non fossero tremendamente reali, che danno spunto ad una scenografia e una messa in scena “di strada” e ad un video non iconoclastico che ne suggella lo spirito, realizzato grazie ad una collaborazione con la Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio di Genova.

E per finire…se credete che qualche affermazione sia frutto d’eccessiva sfrontatezza e loquacità, considerate che ha parlato la pazzia, e una femmina per giunta.

 

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